Congiunzione liste: molto più facile criticare - Karin Valenzano Rossi

Opinione pubblicata su La Regione il 9 luglio 2019 - K. Valenzano Rossi

Il tormentone di questo inizio estate surriscaldato è senz’altro l’ipotesi di congiunzione tecnica delle liste PPD e PLRT in vista delle elezioni federali di ottobre. C’è chi grida allo scandalo perché sarebbe un matrimonio contro natura, chi taccia tutti di approfittatori utilitaristi, chi pensa ad un’insanità mentale se si perde l’occasione, chi la vede come un naturale avvicinamento del centro per poter avere efficacia politica e molti, davvero tanti, dubbiosi e meditabondi. Personalmente, anche se con un piglio ottimista/possibilista in attesa di un confronto più allargato, mi colloco, ancora, tra questi ultimi. Innanzitutto per ragioni storiche, e forse ataviche, che hanno relegato nel settore dei “sa po mia” e delle preclusioni di principio (che da sempre mi generano l’orticaria) anche solo il pensiero di possibili forme di unione; un po’ come tra Montecchi e Capuleti. Secondariamente per l’accelerazione repentina di una riflessione concreta, dopo un periodo in cui - almeno a livello cantonale - i rapporti non sono stati sempre idilliaci. Se è sacrosanto che i due partiti hanno origini, storia e valori specifici che non ammettono confusione o sovrapposizione, è altrettanto vero che l’evoluzione (a tratti forse meglio l’involuzione) del contesto politico, in cui entrambe le forze sono chiamate a dire la loro e portare i loro rispettivi contributi al bene della cosa pubblica, è completamente cambiato. Il degrado del dibattito politico è sotto gli occhi di tutti. Il confronto delle idee e delle proposte, inspirate da valori di spessore, per risposte concrete in favore del bene comune è stato soppiantato dall’attacco personale, denigratorio, meschino, cattivo senza la legittimità di alcun valore morale, culturale o civico ma solo dalla velleità di criticare, muovere le pance, raccogliendo così il consenso degli arrabbiati e de timorosi, senza però fornire risposte concrete o visioni risolutive. Criticare infatti è decisamente più facile e immediato del fare. E così la politica si allontana dal cittadino, gli uni inchiodati alle riflessioni auliche e ideologiche, gli altri concentrati a fomentare la rabbia per esercitare il potere della paura. Qualcosa di simile al diavolo e all’acqua santa. E mentre la politica riflette sul sesso degli angeli, il mondo, la vita, i problemi e i cittadini vanno avanti, velocissimi, senza quelle risposte a cui hanno diritto e che sono il vero compito della politica. Non vi è chi non veda come il solco appaia tracciato, verso una svolta storica in cui la frammentazione, in spasmodica ricerca di visibilità e incapace di creare tempestivamente consenso e trovare compromessi costruttivi, sia destinata ad essere sostituita da maggioranze improntate al pragmatismo, alla risoluzione dei problemi, alla ricerca di risposte rapide ed efficienti. Non lasciamoci incantare dalle sirene dell’ideologia ma interroghiamoci per trovare la modalità che permetta di fare politica reale, concreta, efficiente nel solco di quei valori che hanno fatto grande la storia della Svizzera. Allora la politica era fatta da conservatori e progressisti, che hanno saputo imprimere il segno di un compromesso illuminato. È questo l’obiettivo a cui tendere.

Karin Valenzano Rossi, Vicepresidente PLRT e capogruppo PLR in CC a Lugano